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DIRETTIVA BOLKESTEIN, CAOS PROCEDURALE

Sui bandi delle concessioni ambulanti siamo al completo completo caos procedurale, che sta mettendo a rischio l'attività di 200mila imprese: è la denuncia che arriva da Fiva Confcommercio e Anva Confesercenti, che hanno recentemente organizzato una conferenza stampa congiunta a Roma.

E' una situazione che parte da lontano, ovvero dall'approvazione della cosiddetta Direttiva Bolkestein, recepita nell'ordinamento statale italiano nel 2010 con il decreto legislativo 59, il cui articolo 70 ha rinviato a un'intesa in Conferenza Unificata i criteri per il rilascio e il rinnovo delle concessioni di commercio su aree pubbliche.

L'intesa è arrivata due anni dopo, nel 2012, accompagnata dalla proroga delle concessioni al 7 maggio e al 4 luglio 2017 per salvaguardare la professionalità d'impresa e quella maturata sul posteggio in concessione. Tutte le Regioni (ad eccezione di Molise, Basilicata e Sardegna) hanno adottato i relativi atti di recepimento, insieme ad una modulistica comune a beneficio dei Comuni. Che, hanno, dunque elaborato e pubblicato i bandi, per partecipare ai quali migliaia di imprese sono state costrette a infiniti adempimenti burocratici.

 

Lo scorso anno, però, a cambiare tutto è arrivato il decreto Milleproroghe, che ha prorogato le concessioni al 31 dicembre 2018 senza dire nulla sui bandi già avviati, molti dei quali in pieno corso di espletamento. Da qui la confusione totale di oggi legata all'incertezza interpretativa: ci sono Comuni che hanno sospeso i bandi, altri che hanno deciso di espletare comunque le procedure, riservandosi eventuali correttivi dopo la conversione in legge del decreto, altri ancora che hanno deciso di non scegliere per evitare il danno economico che il rinvio causerebbe per imprese e amministrazioni coinvolte.

 

A questo punto, hanno denunciato le Associazioni, gli scenari sono del tutto imprevedibili e sono aggravati dal conflitto fra le leggi regionali vigenti e la norma statale, senza possibilità alcuna di scegliere una qualsiasi soluzione in sicurezza. Siamo di fronte, insomma, a una netta contraddizione tra la finalità della norma e i suoi effetti pratici: l'obiettivo di consentire ai Comuni inadempienti di avviare i bandi si è trasformato in maniera illogica in un'ulteriore proroga con nessun cenno sulla sorte dei procedimenti di selezione in corso e nessun riguardo per il danno creato alle imprese ma anche alle istituzioni virtuose.

 

Fiva e Anva ritengono dunque assolutamente necessario correggere la norma del Milleproroghe non solo in virtù dei pareri già espressi, in sede consultiva, dalle competenti commissioni (vedi allegato, ndr) ma anche per salvaguardare gli effetti degli atti già adottati dai Comuni e l'impegno profuso dalle imprese, fissare un termine perentorio perché i Comuni inadempienti espletino le procedure, prevedere uno slittamento della decorrenza delle nuove concessioni. In soldoni, le due Associazioni dicono sì a una proroga, ma che sia "tecnica" e con uno scopo reale, e che riguardi solo i Comuni  non ancora pronti. In alternativa, l'unica soluzione è un'uscita pura e semplice dalla Direttiva, ma da attuare con decreto legge e non con inutili ordini del giorno. D'altra parte tutti i partiti si sono sempre detti d'accordo per quest'ultima soluzione.

 

Se invece, come temono Fiva e Anva, quella della proroga è solo una scusa per favorire gli interessi della grande distribuzione e schiacciare la piccola impresa, la risposta non potrà che essere dura: "andremo in mezzo alla strada – ha detto il presidente della Fiva, Giacomo Errico – e bloccheremo il Paese. Siamo di fronte a una politica schizofrenica che non possiamo accettare. Difendiamo gli interessi di chi si alza la mattina e va a lavorare, accettiamo tutte le sfide, ma non vogliamo essere presi in giro". Sulla stessa linea Maurizio Innocenti, presidente di Anva Confesercenti, per il quale "la politica gioca con i numeri e noi siamo stufi di essere presi in giro. Vogliamo la certezza che l'accordo sia mantenuto per intero".




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